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Esquilino – Il giornale del rione (trimestre apr-giu 2026 – numero 4 – pagina 16)
di Elena Calandra*
Far conoscere l’Esquilino antico ai ragazzi che hanno la fortuna di andare a scuola proprio qui.
È la nuova tappa del progetto archeologico dell’Università di Pavia a Roma, @pavia_at_rome, che – iniziato dall’area archeologica sotto San Vito – da fine febbraio coinvolge il Liceo Classico Pilo Albertelli. **
L’incontro con la scuola, suggellato da una convenzione tra il Liceo e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia, consiste nell’offrire agli studenti il racconto dell’Esquilino antico, coinvolgendoli in un progetto che li porti a un prodotto finale, specchio di quella storia.
Obiettivo: promuovere una riflessione intorno al patrimonio culturale, inteso in termini dinamici, cioè come l’esito di un processo di trasformazione dei lasciti del passato capaci di rinnovare il vincolo tra le generazioni, e al tempo stesso contribuire alla diffusione delle conoscenze sull’archeologia all’Esquilino.
Il Liceo Albertelli ha le carte in regola per affrontare l’impresa: in più di un decennio ha maturato esperienza nell’ambito della catalogazione e della valorizzazione, in chiave formativa, delle collezioni storiche, della biblioteca, del museo, e ha guardato alla formazione dei futuri esperti di beni culturali. La pratica attiva della comunicazione in campo archeologico non poteva mancare in una città come Roma, fortemente improntata dalle presenze archeologiche, e in un rione come l’Esquilino, ricco di una storia stratificata e tangibile, presente e diffusa.
L’incontro con l’Albertelli è stato reso possibile dall’entusiasmo e dal lavoro dei suoi professori: la dirigente scolastica Rosa Palmiero, Fabio Pizzicannella, Antonella Ricci, Mirella Casagrande, Carlo Francavilla e Carla Massaro.
Protagonista è la classe 5a C: da subito aperta, curiosa, vivace, in aula e fuori. In classe, un’introduzione agli strumenti con cui si studia l’antichità, e una prima narrazione dell’Esquilino, con l’aiuto di immagini. Fuori, il rione vero, di oggi e di ieri, una passeggiata in due giornate distinte.
La prima passeggiata ha portato a conoscere due sedi museali strategiche nel rione: il Museo Ninfeo, monumento esso stesso degli horti, ossia dei giardini, antichi, affacciato su Piazza Vittorio, e Palazzo Massimo, una delle sedi del Museo Nazionale Romano, che espone molte opere d’arte rinvenute nel rione durante gli sterri avvenuti dopo l’unità d’Italia per costruire il nuovo quartiere. Sono luoghi sotto gli occhi di tutti, in cui tutti possiamo entrare, e che è stato bello far conoscere ai ragazzi, perché si familiarizzino con l’archeologia che hanno il privilegio di avere sotto casa, o vicino a scuola. Gli studenti l’hanno colto perfettamente, e hanno cominciato a fare fotografie nei musei, prima chiedendo timidamente il permesso, poi sempre di più, con quel processo semplice di avvicinamento che è tipico dei nostri giorni, attraverso l’immagine.
La seconda passeggiata ha toccato i principali monumenti del rione, senza trascurarne il tessuto urbano: Santa Maria Maggiore, le mura, San Vito e l’Arco di Gallieno, i Trofei di Mario e la Porta Magica, gli archi di Piazza Pepe presso l’Ambra Jovinelli, il Tempio di Minerva Medica. Con questi luoghi si intrecciano le vite di molti studenti: l’incontro casuale con il nonno di una studentessa, il ricordo di un saggio di danza di altre due all’Ambra Jovinelli, le fotografie proprie e con i compagni.
Il ritorno in classe ha chiuso la prima fase: ora saranno i ragazzi, divisi in gruppi e guidati dagli insegnanti, a lavorare. Non si tratta di compilare nozionistiche tesine alla vigilia della maturità, ma di raccontare le proprie reazioni davanti alla storia con cui convivono ogni giorno, scegliendo la forma espressiva più congeniale, l’elaborato, il racconto, il poster, la fotografia, il video. A chi vive qui da generazioni abbiamo chiesto di cercare fotografie di famiglia vicino ai resti antichi, o fotografie di un monumento, amatoriali e per questo più vere. Più che la storia, conterà l’emozione, più che la nozione, la memoria.
* Elena Calandra è professore Ordinario di Archeologia classica all’Università di Pavia e dirige il Museo di Archeologia dell’Università di Pavia
** Sul progetto @pavia_at_rome vedi Esquilino N.2 ottobre-dicembre 2025
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